Archivio per 19 giugno 2009

Martinez de Pasqually

Posted in Senza categoria on 19 giugno 2009 by kurokumoryu

Sulle origini di Martinez de Pasqually non si sa praticamente nulla. C’è chi sostiene che fosse un ebreo sefardita nato a Grenoble nel 1727 (si diceva che egli avesse studiato la Qabbalah alla scuola di Simon Ben Jochai, uno dei massimi rabbini del suo tempo). Ma altri documenti, incluso il certificato di matrimonio, attestano invece che professava la religione cristiana, e il nome della sua famiglia non è stato mai trovato nei registri degli ebrei convertiti.

Il vuoto di informazioni fu senza dubbio alimentato dal personaggio stesso, che – al pari di altri grandi esoteristi del settecento – volle così sottolineare come la sua dottrina costituisse un punto di inizio: un qualcosa destinato a cambiare il mondo, che prima non c’era.

Quel che è sicuro è che a partire dal 1754 un giovanissimo Maestro che rispondeva al nome di Jacques Livron de la Tour de Martinez de Pasqually percorse le Logge massoniche della Francia meridionale, entusiasmando un gran numero di Fratelli con i suoi insegnamenti circa le origini e il destino dell’uomo.

Questi insegnamenti sono sintetizzati nell’unico libro che Martinez ci ha lasciato : il “Trattato della Reintegrazione degli Esseri”, che circolò manoscritto tra i suoi discepoli fino al 1899, ed è stato pubblicato solo in anni molto recenti.

Nella dottrina delle Scuole qabbaliste, la Gloria di Dio si espande nel creato riempiendo progressivamente dieci vasi, le cosiddette Sephiroth, che corrispondono a dieci progressivi livelli di manifestazione. La disposizione delle Sephiroth è analoga a quella di un corpo umano, perchè tutte e dieci erano contenute nel corpo di Adamo ; si trovano ancora dentro ognuno di noi allo stato latente, ed è possibile risvegliarle mediante l’uso di tecniche adatte.

Nel caso che tale lavoro venga portato a termine con successo, l’uomo si trova “reintegrato” in tutte le facoltà di cui godeva Adamo prima della caduta. Per questo, il processo che noi definiamo “trasmutazione interiore” viene definito dai Qabbalisti “reintegrazione”.

Per renderla più comprensibile ai Massoni, Martinez si era sforzato di trasporre questa visione in termini cristiani. Il risultato fu un sistema più complesso di quello sephirotico, che contava dodici centri anziché dieci: collegati non solo fra loro ma anche con un gran numero di “potenze spirituali” esterne all’uomo, e governati da ben 2400 Angeli.

Il “Trattato della Reintegrazione degli Esseri” è in sostanza un commentario esoterico ai primi libri della Bibbia, in cui viene dapprima descritta la caduta degli esseri spirituali creati da Dio, che diede origine alla Creazione. E’ proprio in conseguenza di questo primo dramma che Dio emana l’uomo: un uomo-Dio avente la missione di “sorvegliare gli Angeli decaduti e regnare sull’Universo, sulla Terra e su tutti gli spiriti celesti e terrestri”.

Ma anche l’uomo lo tradisce a causa della sua superbia, e Dio lo precipita dal Paradiso Terrestre sulla Terra, accordandogli però la possibilità di espiare la colpa e percorrere il cammino inverso – quello della “reintegrazione nelle sue primitive proprietà, virtù e potenze”.

Di tutto questo, la parte che più interessava ai Massoni era quella in cui Martinez, pur riconoscendo la legittimità delle trasmissioni sacerdotali ebraica e cristiana, affermava che né l’una né l’altra erano più in possesso delle chiavi per rendere a Dio la sola forma di culto che Egli ritiene degna, ovvero il lavoro dell’uomo per la propria la reintegrazione. Per quanto evitasse di insistere troppo su questo punto, la conclusione era evidente: la sola forma di sacerdozio valida era quella che Martinez si proponeva di instaurare, se solo la Massoneria avesse adottato il sistema da lui proposto.

Inutile, credo, sottolineare le implicazioni di questo passaggio, che fa di Martinez qualcosa di ben diverso da un mero adattatore della Qabbalah alla cultura cristiana (come purtroppo ancora oggi viene presentato da molti Martinisti). Con un secolo o due d’anticipo, aveva intuito che l’avanzata del razionalismo avrebbe generato la necessità di colmare il vuoto spirituale dell’ “uomo nuovo” con qualcosa di più immanente della devozione religiosa tradizionale; così, fagocitati in un sol colpo Ebraismo e Cristianesimo, il suo sistema offre il primo autentico esempio di religione “misterica” moderna, che ben lungi dal sovrapporsi alle strutture religioni preesistenti vi si pone in alternativa.

Venere barbuta

Posted in Senza categoria on 19 giugno 2009 by kurokumoryu

Questo articolo è stato da me letto ed approvato, ed in base alle mie considerazioni personali, ritenuto idoneo come materiale di discussione.

La Dea della bellezza, madre di Amore (Cupido), regina del sorriso, compagna delle Grazie e dei Piaceri. Presiedeva alla generazione ed era protettrice delle cortigiane; nel suo tempio erano conservati gli ornamenti dei morti, a rammentare la fragilità della vita umana. Le Veneri erano tante, ma la più famosa è certamente Afrodite, nata dalla schiuma del mare, portata nell’isola di Citera dagli zefiri, fu accolta sulla spiaggia dalle Stagioni. Fu ben presto portata in cielo, dove gli Dei ne ammiravano la bellezze e le Dee ne soffrivano la gelosia. Giove, come faceva con tutte, voleva possederla, ma Venere resistè ed allora per punizione fu data in sposa al deforme dio Vulcano. Ma Venere non rinunciò per questo a cercare i suoi piaceri ed amoreggiando con Marte, Bacco, Nettuno, ne ebbe molti figli. Perfino esseri mortali (Adone ed Anchise) ebbero il piacere dei suoi favori. Venere viene rappresentata in molti modi, ma il più bello è certamente quello di Apulejo. Nuda, o vestita di un trasparentissimo velo, Venere è sempre il concetto più puro della bellezza femminile, dell’avvenenza, della conturbanza. Il suo carro celeste è tirato da colombe, cigni e passeri. Secondo Pausania esisteva una Venere celeste che presiedeva all’amore puro, ed una Venere terrestre patrona dell’amore umano che procede alla generazione. Celebri le statue di Prassitele e di Fidia. A lei sono consacrati i cigni, le colombe, il delfino, la lepre, il passero, fra gli animali; il mirto ed il papavero fra le piante. Come dicevamo, esistono varie Veneri. Venere barbuta, vestita da donna e con faccia d’uomo, era venerata a Cipro, ma esisteva anche a Roma. Altra forma di Venere androgina era quella di un corpo maschile dalla cintola in su e femminile dalla cintola in giù. Esiste una Venere Callipiga, così detta per la bellezza delle sue natiche, una Venere armata venerata dai Lacedemoni, una Venere calva onorata a Roma, ed una Venere Vittrice, con veste lunga ed uno specchio in mano, raffigurata su alcune medaglie romane. Gli alchimisti chiamavano Venere il rame, monte di Venere è una parte anatomica del corpo femminile ma anche, in chiromanzia, uno dei rilievi della mano. In astronomia, Venere è il secondo pianeta del Sistema solare per distanza dal Sole. Ha un’orbita quasi circolare, una rivoluzione di poco più di 224 giorni, e caratteristiche simili alla Terra (raggio, densità, massa, velocità di fuga). Ha una leggera atmosfera, mentre è priva di satelliti; altissima la temperatura alla superficie ed anche la pressione. Questo pianeta si muove nello spazio con una caratteristica particolare: compare dopo il tramonto del Sole e lo precede al suo sorgere. Per tale motivo nell’antichità era ritenuto duplice: Espero e Lucifero. Fu Pitagora a riconoscerne l’identità dei due astri. Il simbolo di Venere è una croce sormontata dal cerchio i cui significati sono molteplici: il sole sulla linea delle acque, uno specchio con impugnatura, lo spirito che sovrasta la materia, ecc. Astrologicamente, Venere è il simbolo dell’amore che unisce agli altri, in ogni senso. Il venusiano è socievole, benevolo, comprensivo, espansivo, simpatico, compassionevole, affascinante. C’è anche un rovescio della medaglia: la paura della solitudine, l’incapacità di saper stare da solo; la disperata ricerca di una compagnia, porta alla superficialità affettiva, allo svago ad ogni costo. Deriva da ciò una vuota sensualità, dispersione in mille avventure, immaturità, menzogne, espedienti di ogni tipo. Non ha tendenza agli sforzi, poco costante, ha temperamento spesso artistico ed un grande senso estetico. Venere è fondamentalmente androgina, è la personificazione del Mare, la Madre del Dio d’Amore (Cupido), la generatrice di tutti gli Dei. La Terza umanità è sotto l’influenza diretta di Venere, il piccolo sole nel quale il globo solare immagazzina la sua luce. Venere, infatti, riceve dal Sole il doppio della luce e del calore ricevuto dalla Terra. Secondo l’occultismo, questo pianeta, precursore dell’alba e del crepuscolo, il più brillante di tutti i pianeti, concede alla Terra un terzo di quanto riceve dal Sole, lasciando a sè solo i due terzi. Il suo simbolo è il contrario di quello della Terra, ed è somigliante alla croce ansata di Iside, con il significato sessuale dell’energia partoriente; esso è anche un simbolo astronomico corrispondente al Tau portato fuori dal cerchio e ad esso sottoposto. Venere viene chiamato anche Shukra (Sol alter, l’altro Sole) per la sua brillantezza e, come Iside, viene talvolta simboleggiato con le corna di bue sulla testa, che sono simbolo della Natura mistica, il crescente di Luna. La Terra è figlia adottiva e sorella minore di Venere, che è la Stella del Mattino, corrispondente all’indù Ushanas. È la grande Vergine Madre, che nasce dall’onda del mare, dalla Matrice Universale, dal Grande Abisso, il Caos primordiale. Come tale, può essere considerata una variante di Gea, Gaia, la Terra. Poiché Kama è figlio di Lakshmi e corrisponde al greco Cupido, o Eros, Venere, che ne è la madre, corrisponde anche alla indù Lakshmi. Venere e Bacco, poi, sono considerati come i tipi posteriori di Aditi e Spirito, i genitori del Priapo celeste. Venere, come Astarte, Iside, Eva, e tante altre, rappresenta i poteri generatori della Natura e pertanto può essere simbolizzata dall’Arca contenente i germi di tutto ciò che vive. Nel Vangelo Gnostico, i sette grandi Dei sono suddivisi in due triadi: una superiore, l’altra inferiore. Gli Dei della triade superiore risiedono sulla Luna, in Giove ed in Saturno; quelli della triade inferiore risiedono in Marte, Mercurio e Venere. Per i cattolici romani, Mercurio, Venere e Giove sono i pianeti, o gli Dei, dei Diavoli. Per gli Gnostici, il potere di Sophia risiede nel pianeta Venere, o Lucifero. Questi è l’entità angelica che presiede alla luce della verità ed a quella del giorno. Venere, quindi, è lo Spirito Santo, lo Spirito di sapienza, d’amore e di verità. I Pitagorici consacrarono a Venere il numero Sei perchè la unione dei due sessi e la separazione della materia in triadi sono necessari per sviluppare la forza generativa. E nella dottrina sull’Armonia della Musica delle Sfere, individuarono la distanza fra il Sole e Venere equivalente ad un tono e mezzo. Venere è la Maddina Nag dei Caldei, ossia la loro Stella del Mattino.

Prefazione di Fritjof Capra al suo Libro “Il Tao della Fisica”

Posted in Senza categoria on 19 giugno 2009 by kurokumoryu

Cinque anni fa ebbi una magnifica esperienza che mi avviò sulla
strada che doveva condurmi a scrivere questo libro. In un
pomeriggio di fine estate, seduto in riva all’oceano, osservavo il
moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando
all’improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me
prendeva parte a una gigantesca danza cosmica. Essendo un fisico,
sapevo che la sabbia, le rocce, l’acqua e l’aria che mi circondavano
erano composte da molecole e da atomi in vibrazione, e che questi a
loro volta erano costituiti da particelle che interagivano tra loro
creando e distruggendo altre particelle. Sapevo anche che
l’atmosfera della Terra era continuamente bombardata da una
pioggia di « raggi cosmici », particelle di alta energia sottoposte a
urti molteplici quando penetrano nell’atmosfera. Tutto questo mi
era noto dalle mie ricerche nella fisica delle alte energie, ma fino a
quel momento ne avevo avuto esperienza solo attraverso grafici,
diagrammi e teorie matematiche. Sedendo su quella spiaggia, le
mie esperienze precedenti presero vita; « vidi » scendere dallo
spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si
distruggevano particelle con ritmi pulsanti; « vidi »
gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa
danza cosmica di energia; percepii il suo ritmo e ne « sentii » la
musica; e in quel momento seppi che questa era la danza di Siva, il
Dio dei Danzatori adorato dagli Indù.
Per lungo tempo avevo studiato la fisica teorica e per parecchi
anni mi ero occupato di ricerca. Contemporaneamente, mi ero
anche interessato molto del misticismo orientale e avevo
cominciato a vederne le analogie con la fisica moderna. Ero
particolarmente attratto dagli aspetti sconcertanti dello Zen che mi
ricordavano gli enigmi della meccanica quantistica. Dapprima,
tuttavia, il tentativo di metterli in relazione tra loro era stato un
esercizio puramente intellettuale. Superare la frattura che c’è tra il
pensiero razionale, analitico, e l’esperienza meditativa della verità
mistica fu per me molto difficile, e lo è tuttora.
All’inizio sono stato aiutato sulla mia via dalle « piante del potere
», che mi hanno mostrato come la mente possa fluire liberamente,
come le intuizioni spirituali possano nascere spontaneamente,
senza alcuno sforzo, emergendo dal profondo della coscienza.
Ricordo la prima di tali esperienze. Verificandosi dopo anni di
approfondite riflessioni analitiche, fu talmente travolgente che
scoppiai in lacrime, mentre — non diversamente da Castaneda —
annotavo le mie impressioni su un pezzo di carta.
In seguito provai l’esperienza della Danza di Siva. Questa
esperienza fu seguita da numerose altre, dello stesso tipo, le quali
mi aiutarono a rendermi conto a poco a poco che dalla fisica
moderna sta iniziando a emergere una visione coerente del mondo
che si trova in armonia con la saggezza dell’antico Oriente. Durante
tutti questi anni ho preso numerosi appunti e ho scritto qualche
articolo sulle corrispondenze che andavo scoprendo, finché decisi
di riassumere le mie esperienze in questo libro.
Esso si rivolge al lettore genericamente interessato al misticismo
orientale al quale non è strettamente richie
sto che sappia qualcosa di fisica. Ho cercato di presentare i
principali concetti e le principali teorie della fisica moderna senza
servirmi della matematica e con un linguaggio non tecnico,
sebbene a un profano qualche paragrafo potrà ancora sembrare
difficile a una prima lettura. Tutti i termini tecnici che non ho
potuto fare a meno di introdurre sono definiti quando compaiono per
la prima volta e sono elencati nell’indice analitico alla fine del
libro.
Mi auguro anche di trovare tra i miei lettori molti fisici
interessati agli aspetti filosofici della loro disciplina, i quali non
siano ancora entrati in contatto con le filosofie religiose
dell’Oriente. Essi scopriranno che il misticismo orientale fornisce
una struttura filosofica bella e coerente in cui possono trovare posto
le nostre più avanzate teorie del mondo fisico.
Per quanto riguarda il contenuto di questo libro, il lettore può
avere l’impressione di un certo squilibrio tra la presentazione del
pensiero scientifico e quella del pensiero mistico. Procedendo nella
lettura la sua comprensione della fisica dovrebbe aumentare
costantemente, mentre può non verificarsi un analogo progresso
nella comprensione del misticismo orientale. Ciò sembra
inevitabile, poiché il misticismo è soprattutto un’esperienza che non
si può apprendere dai libri. Si sente di aver raggiunto una
comprensione più profonda di una qualsiasi tradizione mistica solo
quando ci si decide a lasciarsi coinvolgere attivamente in essa.
Tutto ciò che mi posso augurare è di generare la sensazione che
questo coinvolgimento potrebbe essere di grande soddisfazione.
Durante la stesura, la mia comprensione del pensiero orientale si
è grandemente approfondita.

Effetto Farfalla, (in onore a Edward Lorenz)

Posted in Senza categoria on 19 giugno 2009 by kurokumoryu

Il 29 dicembre 1979, il fisico Edward Lorenz presentò alla Conferenza annuale della American Association for the Advancement of Science, una relazione in cui ipotizzava come il battito delle ali di una farfalla in Brasile, a séguito di una catena di eventi, potesse provocare una tromba d’aria nel Texas. L’insolita quanto suggestiva relazione, diede il nome al cosiddetto butterfly effect, effetto farfalla.
Ma cosa c’entra il battito d’ali di una farfalla?
E’ una secca giornata estiva. Un uomo passeggia in un bosco per godersi un pò di fresco. Dopo aver fumato una sigaretta, getta il mozzicone in una piccola radura. Il mozzicone cade su un fazzoletto di carta gettato da un villeggiante (tanto la carta non inquina!). Il fazzoletto prende fuoco e trova facile esca in un arbusto secco, ucciso da un coleottero. L’arbusto prende fuoco. Le fiamme si levano più alte. C’è un leggero venticello. Qualche scintilla e prende fuoco un arbusto lì vicino. Il fuoco, attizzato dal vento, si propaga ad altri tre alberi. Ognuno dei quattro alberi in fiamme ne incendia altri quattro: gli alberi in fiamme diventano 20, poi 100 e poco dopo tutto il bosco è in preda alle fiamme. Tutto questo per un piccolo parassita che ha ucciso un piccolo arbusto e per un mozzicone di sigaretta caduto su un fazzoletto usato.
Beh, come si dice: “date a Cesare quel che è di Cesare!”
In effetti, Alan Turing, in un suo saggio del 1950: Macchine calcolatrici e intelligenza, anticipava il futuro “effetto farfalla”…
«Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza»
Tuttavia, “l’effetto farfalla” raggiunse il grosso pubblico grazie ad un racconto che Ray Bradbury propose nel 1952…

A questo punto, il lettore si chiederà se “l’effetto farfalla” è solo una suggestiva speculazione, oppure ha un riscontro reale…
Nel corso di un programma di simulazione del clima, Lorenz fece un’inaspettata quanto importante scoperta. Una delle simulazioni climatiche si basava su dodici variabili, incluse relazioni non lineari. Lorenz scoprì che, ripetendo la stessa simulazione con valori leggermente diversi (una serie di dati veniva prima arrotondata a sei cifre decimali, e successivamente a tre), l’evoluzione del “clima” elaborata dal computer si discostava nettamente dai risultati precedenti: a quella che si configurava appena una perturbazione, dopo una effimera somiglianza iniziale, si sostituiva un modello climatico completamente diverso.
Queste osservazioni hanno portato allo sviluppo della Teoria del Caos che pone limiti definiti alla prevedibilità dell’evoluzione di sistemi complessi non lineari. Nei sistemi lineari, una piccola variazione nello stato iniziale di un sistema (fisico, chimico, biologico, economico) provoca una variazione corripondentemente piccola nel suo stato finale: per esempio, colpendo leggermente più forte una palla da biliardo, questa andrà più lontano. Al contrario, sono non lineari le situazioni di un sistema in cui piccole differenze nelle condizioni iniziali producono differenze non prevedibili nel comportamento successivo.
Un sistema può anche comportarsi in modo caotico in certi casi e in modo non caotico in altri. Per esempio, da un rubinetto non chiuso le gocce cadono in una sequenza regolare; variando leggermente l’apertura del rubintto, si può far sì che le gocce cadano invece in modo irregolare, appunto caotico. Ancóra, il movimento regolare di un pendolo fissato ad un appoggio elastico, diventa caotico.
E’ impossibile prevedere il comportamento che un sistema caotico avrà dopo un intervallo di tempo anche piuttosto breve. Infatti, per calcolare il comportamento futuro del sistema, anche se descritto da un’equazione molto semplice, è necessario inserire i valori delle condizioni iniziali. D’altra parte, nel caso di un sistema complesso non lineare, data la grande sensibilità del sistema agli agenti che lo sollecitano, un piccolo errore nella misura delle condizioni iniziali, oppure una modifica apparentemente irrilevante dei dati immessi (ed ovviamente anche il loro successivo arrotondamento durante il calcolo) cresce esponenzialmente con il tempo, producendo un radicale cambiamento dei risultati. Questo significa che i dati relativi alle condizioni iniziali dovrebbero essere misurati con un’accuratezza teoricamente infinita, e ciò é praticamente impossibile.
Quanto detto, spiega perché le previsioni meteorologiche, sebbene decritte con le equazioni deterministiche della fisica (fluidodinamica e termodinamica) ed elaborate con raffinate tecniche di calcolo eseguite da super computer, producono risultati molto approssimativi.
I processi atmosferici, d’altra parte, sono estremamente vari e complessi, in quanto comprendono fenomeni limitati e di breve durata (come temporali e trombe d’aria) e fenomeni estesi per migliaia di chilometri, stabili per alcuni giorni o mesi (gli anticicloni interessano aree vaste quanto l’Europa e permangono per settimane; i sistemi monsonici impegnano oceani e continenti per mesi). Poi, ci sono altri fattori che possono modificare sensibilmente il comportamento delle perturbazioni: le catene montuose, i laghi e la presenza di ampie zone boschive.
Per rappresentare l’atmosfera nel momento in cui leggete questa pagina, sono necessari 6 milioni di numeri e questo comporta i problemi connessi alle misurazioni. Gli strumenti a terra sono molto accurati, ma le sonde in quota possono rilevare la temperatura con un errore di un grado; i satelliti pagano lo scotto di sondare spazi altrimenti irraggiungibili con errori anche di 2 gradi.
L’effetto farfalla (l’espressione metaforica della Teoria del Caos), in conclusione, sottolinea come nella maggior parte dei sistemi biologici, chimici, fisici, economici e sociali, esistano degli elementi che, apparentemente insignificanti, sono in grado, interagendo fra loro, di propagarsi e amplificarsi provocando effetti catastrofici. Questi elementi, e perché trascurati, e perché imprevedibili, e perché non individuabili, costituiscono il dilemma del nostro secolo giacché, come abbiamo visto, possono condurci a conclusioni errate.
Spesso, ad esempio, per spiegare il comportamento di un sistema (la crescita della popolazione, l’eutrofizzazione delle coste marine, le variazioni climatiche, ecc.), si ricorre ad un modello. Un modello è una riproduzione semplificata della realtà, ossia un’astrazione che considera solamente le principali caratteristiche di quello che è il reale oggetto di studio. Tuttavia, un modello, sebbene possa sembrare limitato, in quanto non riproduce completamente la realtà, permette di esaminare gli aspetti piú importanti di un problema. E non è poco: se considerassimo tutti i dettagli di un problema, ottenendo quello che si definisce una simulazione (come quella meteorologica), ci troveremmo ad affrontare un insieme di dati difficilmente correlabili tra loro e quindi la loro analisi ci sarebbe impossibile o di utilità limitata all’analisi di brevi periodi, come appunto per le simulazioni climatiche.
Certo, come abbiamo visto, un modello non può offrire garanzie di sicurezza assoluta. Ma è comunque un indispensabile strumento per il progresso della scienza e della tecnologia. Per convincersene, basta pensare che l’uso di un modello è del tutto naturale. Ad esempio, quando uscite di casa per recarvi al lavoro o per una gita, vi formate mentalmente l’idea del percorso che seguirete, con la sosta per il giornale, per il caffè, per la benzina, ecc. Ma certo non prendete in considerazione la possibilità che un condor atterri sul tetto della vostra auto!
Un condor? Sì, è esagerato. Il fatto è che non prendete nemmeno in considerazione il rischio che correte distraendovi dalla guida per accendere una sigaretta, per rispondere al cellulare, per sbirciare la prima pagina del giornale, per evitare un gatto che vi attraversa la strada, oppure… volete considerare tutte le eventualità? Beh, in questo caso, la miglior decisione è… non uscire di casa!

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